OPERAZIONE NORDKAPP - Una cicloguida per Capo Nord
· Introduzione
Il viaggio a Capo Nord è una di quelle esperienze che molte persone pensano di fare, un giorno o l’altro. La maggior parte se lo immagina in auto, in camper o comunque a bordo di un mezzo motorizzato.
Questa destinazione ha un grande fascino su quanti amano viaggiare e conoscere il mondo, sia per la sua lunghezza e la varietà dei paesaggi che si attraversano, sia per l’appagamento che deriva dal raggiungimento della meta: giunti a Capo Nord, infatti, non si può procedere oltre e lo spirito si calma, anche quello delle persone più irrequiete.
Ma quanti di noi sono disposti a fare il viaggio a Capo Nord in bicicletta? Sicuramente pochi, vuoi per l’impegno fisico che richiede, vuoi per i problemi logistici che comporta, inclusa l’individuazione di una rotta sicura che non includa tratti vietati alle biciclette o comunque pericolosi.
La presente guida si pone l’obiettivo di trattare nel dettaglio i problemi logistici, in modo che chiunque ne possa trarre le indicazioni necessarie e partire, anche domattina.
Per quanto riguarda la preparazione fisica, posso accennare alla mia esperienza personale: a fronte di allenamenti di 40-60 chilometri e un paio di prove generali (due tappe lunghe in giorni consecutivi), ho affrontato tappe di circa 150 chilometri senza particolari problemi, avendo cura di non forzare mai, neanche nelle salite dove, quando necessario, sono sceso dalla bicicletta e ho spinto. Ma di questo ne parlerò più avanti. Vi anticipo che ho anche risolto il problema della seduta!
Un’ultima considerazione prima di venire al dunque. Io ho riscontrato che molte guide sono fatte per lettori che hanno solo desiderio di immaginarsi il viaggio e che, nel loro intimo, sanno che tale viaggio non lo affronteranno mai; ebbene, tengo a precisare a tali lettori che questa guida … funziona!
· A Capo Nord in bicicletta
Ho suddiviso il percorso fino a Capo Nord in tappe con l’accortezza di prevedere località di arrivo dotate di strutture ricettive, escludendo a priori il ricorso a tenda e sacco a pelo. La lunghezza media delle tappe è di circa 140 Km, quindi il viaggio è reso accessibile anche a persone “di una certa età”, che traggono giovamento dalla possibilità di dormire in albergo per ritemprarsi e ripartire l’indomani freschi e riposati (se uno vuole dormire in tenda, ovviamente, è libero di farlo).
La strutturazione in tappe predefinite obbliga a completare ogni giorno il programma di viaggio. Questo, che a prima vista potrebbe costituire un problema, in realtà contribuisce al mantenimento della durata del viaggio entro un limite plausibile (non tutti hanno a disposizione 2 mesi o più di ferie e, comunque, le condizioni meteorologiche potrebbero non mantenersi favorevoli così a lungo); se dovesse affacciarsi un po’ di stanchezza, nulla impedisce di prendersi un giorno di riposo, ma quando la mattina si decide di partire, l’obiettivo della giornata è di arrivare al termine della tappa, costi quel che costi.
Il percorso passa per Austria, Slovacchia o Cechia, Polonia, Repubbliche baltiche, Finlandia e ovviamente Norvegia; è un percorso meno battuto di quelli per la Svizzera e la Germania e poi Svezia o Norvegia, ma presenta numerosi vantaggi:
- non prevede passi montani elevati: dopo il valico a 815 m.s.l.m. di Tarvisio, si transita per il valico nei pressi di Obdach, in Austria, a 970 m.s.l.m., quindi c’è la “cima Coppi” del viaggio, il Semmering Pass a ridosso di Vienna, a 986 m.s.l.m., poi i Carpazi Occidentali al confine tra Slovacchia e Polonia, con passaggi a circa 700 m.s.l.m. (non si superano i 500 m. se si passa per la Cechia);
- pur includendo la Finlandia centrale e la Lapponia, che notoriamente non sono molto popolate, non ha tratti desolatamente vuoti come la zona costiera della Svezia che si affaccia sul golfo di Botnia, né il percorso fra i fiordi norvegesi tra Trondheim e Narvick, dove spesso bisogna imbarcarsi sui traghetti; a differenza di chi compie il viaggio su veicoli motorizzati, infatti, il ciclista non può permettersi tratte di centinaia di chilometri senza che vi sia uno straccio di struttura, né può subire attese agli imbarchi dei traghetti che gli farebbero perdere il controllo sul tempo di percorrenza della tappa;
- è sicuramente il percorso più “ciclabile”: infatti, l’unica tratta via mare è la traversata Tallinn-Helsinki. Inoltre, in caso di normalizzazione del contesto geopolitico, con una o due tappe in più si potrebbe percorrere l’intero tragitto via terra, allungando per San Pietroburgo;
- passa per quasi tutte le capitali degli stati attraversati; l’unica capitale esclusa, Vilnius in Lituania, è raggiungibile in un’ora di treno da Kaunas, una delle località di arrivo di tappa.
A proposito di ciclabilità, il percorso non sfrutta per forza le piste ciclabili, nel senso che in genere si percorrono le strade asfaltate a fianco degli altri veicoli, mentre le piste si impegnano quando sono presenti e non si discostano di molto dal percorso stradale; questo permette di puntare dritto all’obiettivo del giorno, senza deviazioni che potrebbero essere migliori dal punto di vista naturalistico ma che all’atto pratico risultano, a volte, fuorvianti e foriere di perdite di tempo.
Come punto di partenza si considera la zona di Treviso-Mogliano Veneto-Mestre, che è un passaggio obbligato per chi proviene da qualsiasi parte d’Italia, tranne che dal Friuli Venezia Giulia, e che presenta adeguate strutture ricettive. Io, ad esempio, sono arrivato a Mogliano Veneto con un prologo di due tappe partendo da Gubbio (PG); chi proviene dal Nord Italia può tranquillamente raggiungere Treviso, in bici o in treno.
Le tappe per completare il percorso da Treviso (o zone limitrofe) a Capo Nord sono in numero di 27 (o 28, se si passa per la Slovacchia), per un totale di circa 3950 Km; l’attraversamento delle Repubbliche baltiche prevede 4 tappe piuttosto lunghe ma bilanciate, ma può essere fatto in 5 tappe, più comode.
Tale durata può allungarsi di uno o due giorni. Infatti, dopo l’arrivo a Helsinki si può affrontare l’intera tappa o effettuare semplicemente un prologo di 20 Km fino alla zona aeroportuale di Vantaa (giusto per uscire dalla capitale finlandese dopo essere sbarcati) per poi concludere la tappa l’indomani; analogamente, l’arrivo a Capo Nord può essere completato in giornata partendo da Olderfjord, oppure, se si è sofferto particolarmente per i lunghi tunnel che questa tappa presenta, ci si può fermare alla cittadina di Honningsvåg e lasciare l’ultima tratta di circa 30 chilometri per il giorno dopo.
Inoltre, nella tappa polacca Zywiec-Czestochowa di 155 Km, dopo 45 Km si transita per Oswiecim, meglio conosciuto con il nome tedesco, Auschwitz, dove si può visitare il museo dell’Olocausto; per fare questo, si deve allungare di un altro giorno, in quanto l’attesa all’ingresso può essere lunga e poi perché la visita non lascia indifferenti!
La tappa più corta è la Vienna-Bratislava, di 88 Km, mentre quelle più lunghe sono di circa 160 Km.
· Quando andare
Premesso che ci sono temerari che affrontano in inverno viaggi a quelle latitudini, per le persone “normali” la cosa da evitare è di trovarsi oltre il circolo polare artico durante la cattiva stagione, che può manifestarsi già ad agosto; ho letto di turisti che vi hanno trovato la neve in quel mese!
Quindi, considerata la durata del viaggio di circa un mese, più qualche giorno di riposo, si può partire a maggio o giugno, non a luglio (è troppo tardi). In questa stagione, dopo il fresco delle Alpi, nell’Europa centrale ci si può imbattere in giornate calde, ma questo è inevitabile.
Un’alternativa a questa impostazione è di effettuare il viaggio a ritroso, partendo da Capo Nord dove si può arrivare in aereo; in questo caso si può sfruttare il periodo luglio-agosto, periodo ideale per il personale scolastico, ma si perde tutta la magia dell’arrivo a Capo Nord in bicicletta. Io non lo farei.
· Le tappe
Nei successivi post vengono presentate le varie tappe.
Per ogni tappa sono specificate la lunghezza e l’ascesa; vi è poi una breve presentazione, con indicazione dei punti salienti o critici. Inoltre vi è una rappresentazione grafica dell’altimetria (metri s.l.m. vs distanza in Km) e uno schema stradale dell’itinerario, orientato verso nord. Negli schemi, il percorso è indicato con tratto nero continuo, mentre gli altri elementi sono rappresentati con simbologia facilmente interpretabile.
Le informazioni nelle tappe comprendono anche l’indicazione di almeno tre strutture ricettive del luogo di arrivo e dei centri abitati lungo il tragitto dove è possibile rifocillarsi.
Se nel luogo di arrivo vi sono solo una o due strutture, questo viene evidenziato, in quanto potrebbe costituire un problema.
In fondo al post è riportato, per la prima tappa, il vademecum completo in forma di tabella, composta dalle seguenti colonne:
- Km progressivi, ottenuti creando un percorso su Google Earth;
- Altitudine dei luoghi, rilevata sempre da Goole Earth;
- Nome del luogo o della caratteristica rilevante (incrocio, valico, ecc.);
- Istruzioni da seguire, agli incroci o alle rotatorie; tra parentesi quadre sono riportate le indicazioni dei cartelli stradali che sono ivi presenti.
Tale documento è adatto per essere inserito in un leggio da avere sempre in vista sulla bicicletta, in modo da sapere in ogni momento a che punto della tappa si è arrivati e, cosa molto importante, se si è in ritardo sulla tabella di marcia.
A proposito del nome dei luoghi, questi generalmente sono riportati in modalità liscia, cioè senza accenti, dieresi o segni simili (esistono anche le vocali uncinate ą ę į ų !), cosa che semplifica la lettura dei cartelli stradali. La corretta pronuncia potrebbe differire alquanto da quella “all’italiana maniera”, soprattutto nei paesi di lingua slava e in Finlandia, quindi, se si vuole interloquire con le persone del luogo, è bene informarsi per evitare di veder comparire espressioni divertite sulle loro facce.

Ogni tappa inizia dal punto in cui termina la tappa precedente; non viene pertanto considerato il percorso da tale punto alla struttura alberghiera (che verosimilmente può trovarsi nei pressi o anche a chilometri di distanza).
Le informazioni sulle strutture disponibili sono state da me reperite su Internet e io mi sono preso la briga di verificare la loro e-mail o il numero telefonico prima della partenza. Si deve comunque considerare che nell’ambito commerciale non vi è garanzia di stabilità ed è bene effettuare sempre una verifica, dapprima dell’esistenza della struttura e, conseguentemente, della disponibilità (una variabile riguarda la possibilità di soggiornare una sola notte; non tutte le strutture lo permettono).
Per quanto riguarda i luoghi di ristoro, mi sono limitato a segnalare quelli che più mi hanno soddisfatto, considerando anche il fatto che, ormai, le informazioni su questo aspetto abbondano in rete.





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